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Terra
dai profumi antichi
Secondo Dionigi di Alicarnasso diciotto generazioni
prima della guerra di Troia, 1800-1700 a.C., popolazioni pelagiche
provenienti dall'Arcadia lasciarono le impervie regioni del
Peloponneso, attraversarono il "grande mare", l'Egeo
e lo Jonio, e sbarcarono sulle coste di Puglia, nei pressi
di Taranto. Questi erano guidati da Licaone, l'uomo lupo figlio
del dio della guerra, che portava con se i due figli Enotrio
e Peucezio. Prima di morire lo stesso Licaone assegnò
a Peucezio il Salento, mentre Enotrio, ripreso il mare e raggiunte
le rive del Tirreno si stanziò tra Lucania e Bruzio.I
Pelasgi, provenienti dal mondo cretese-miceneo, vennero in
contatto con le popolazioni autoctone di contadini e pastori
che vivevano in villaggi di grotte o in comunità di
capanne, adoravano il dio Sole con i menhir svettanti verso
il cielo, seppellivano i morti nei complessi tombali a camera
o nei dolmen di ascendenza megalitica o, più semplicemente,
nei sepolcri a tumulo, le specchie. Questi popoli erano portatori
di una nuova civiltà che includeva il vino. A questa
prima invasione ne successero altre. I Micenei tra XIV e XIV
sec. a.C. disseminarono di insediamenti le coste Pugliesi.
I fratelli Japigio e Messapo, guidanti popolazioni provenienti
probabilmente dall'altra sponda dell'Adriatico, si insediarono
nelle attuali province di Brindisi, Lecce e Taranto ed entrambe
le popolazioni derivate si dedicarono fra le altre alla coltura
della vite e alla produzione del vino. La vite e l'ulivo entrarono
di forza nelle colture agrarie della Magna Grecia. Splendidi
vasi e monete conservati nei musei di Taranto, Bari e Ruvo
recano riferimenti enoici e danno un'idea della diffusione
della coltura del vino nelle colonie greche. Tra VII e III
sec. a.C., il vino divenne un'importante fonte di ricchezza
per le città greche dell'arcojonico. Con l'occupazione
romana, la piccola proprietà contadina lasciò
il posto alle grandi proprietà raccolte attorno a villae
e pagi, amministrate come aziende agricole specializzate.
Nel Salento dominavano gli ulivi, nelle zone meno fertili
la vite.
Marone, Orazio, Marziale scrivono del vino di Puglia e delle
feste dionisiache. Quelle piccole o campestri si celebravano
tra dicembre e gennaio quando si travasava il vino e si offriva
al dio Poseidon il sangue sacro, il primo assaggio del vino
nuovo. Le grandi dionisiache o cittadine, erano celebrate
sulle rive del Mar Piccolo e del fiume Galeso, su una collinetta
in cui esistevano grotte e cavità usate per la conservazione
del vino. Nel Medioevo non cessò in Puglia la produzione
di vino. Il dominio bizantino, la presenza delle grandi abbazie
basiliane, la ricostruzione della piccola proprietà
contadina attorno ai villaggi rupestri favorirono la conservazione
della viticoltura. I vineales, filari di viti, delimitavano
i confini dei fondi rustici e diversi monasteri dell'area
erano sede di impianti di vinificazione. Il vino pugliese,
vinum album et rubrum merum, molto apprezzato sui mercati
veniva esportato in Oriente, Libano e Siria con partenze dal
porto di Brindisi e con il vino si salutava chi partiva e
arrivava per mare. Il viaggio del vino prosegul dal Medioevo
all'età moderna, nelle città, nei borghi e nei
paesi cosl come nei piccoli villaggi arrivando ad oggi carico
dei profumi del passato.
Fonte bibliografica:Dal
"Merum" al Primitivo di Manduria. Iacovelli G.,
Tragni B., Gargano P., 1997
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